Anacrusi: un titolo pretenzioso come un altro

 
 

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SAPEVATELO! Canoni proporzionali


SAPEVATELO!Guardate, il fatto di avere degli operai che trapanano il sabato mattina esattamente sotto la finestra della camera dove dormite (ovviamente, a piano terra, e ovviamente con la suddetta finestra aperta a causa del caldo) è talmente da telefilm che quasi mi mette di buon umore. AHAH! Ecco, credo di aver finito con queste quattro lettere il buonumore che mi avevano messo. Sfogherò quindi il resto del mio disappunto per il mondo passando ad altro.

Lo sapevate? Ve l'avevano detto? SAPEVATELO!

Vi siete mai chiesti cosa sia la musica che fa da sottofondo al crollo delle Twin Towers in Fahrenheit 9/11? Mo' ve lo dico, rompimaroni.

Allora, diciamo che non sappiate cosa sia un canone. Vabbe', in questo caso non ho neppure la speranza che sappiate cosa sia un'anacrusi, ma d'altronde so che i lettori di questo blog sono ignoranti. Lo sono io, non vedo perché voi vi dobbiate astenere.

Il canone è una forma di contrappunto. Sì, vuol dire semplicemente far suonare assieme varie voci più o meno indipendenti, a grandi linee. Cos'ha di particolare il canone? Che il tema (ovvero il "motivetto") è uno solo, e si intreccia... con sé stesso. Se vi è mai capitato di suonare Fra Martino a scuola lo sapete: prima parte uno, dopo una battuta parte anche il secondo con lo stesso spartito sott'occhio, e così avete un motivo polifonico basato sullo stesso tema. Pugnetta mentale come idea, eh?

Vi assicuro che la pugnetta mentale non si esaurisce qua. Di canoni se ne sono inventati di un fottiliardo, che si distinguono da come il tema viene variato una volta ripresentato. Può venir preso al contrario (dall'ultima nota alla prima: retrogrado, o cancrizzante), con gli intervalli invertiti (dove la melodia originale saliva, quella ripetuta scende, e viceversa: inverso - so che da bravi lettori ignoranti al massimo avete presente l'omonimo film di Ricky Tognazzi più che il libro di Paolo Maurensig, ma vabbe'), e vari altri. Bach ha fatto una testa tanta all'imperatore Federico II che, poveretto, aveva osato suonare un motivetto carino sul suo nuovo fortepiano e subito si trova quel rompimaroni di compositore che gli gira lungo tutto il palazzo, svegliando tra l'altro non poca gente (mi ricorda qualcosa...) per far vedere quant'era ganzo a suonare incasinatissime variazioni e contrappunti basati su questo. Ok, forse le cose non sono andate proprio così, ma più o meno.

Ma insomma, non volevo parlare di lui. Volevo dirvi che in tutto il formalismo modernista del '900 è tornato molto figo fare musica cervellotica, dopo tutta la barba romantica di passione e istinto ecc ecc..., quindi pugnette mentali come i canoni non potevano essere evitate. Tra gli autori più ascoltabili abbiamo il caro Arvo Pärt. Un bel giorno dice: io che sono un compositore superskillato (vi giuro che questo termine è stato usato da una mia professoressa...), perché non faccio un canone del tipo più difficile, quello mensurale o proporzionale?

E così nel '77 nasce il Cantus in Memory of Benjamin Britten. Che era poi un altro compositore (lui, a proposito di pugnette mentali, ha fatto un concerto dove ogni strumento riprende uno stesso tema - The Young's Person Guide to the Orchestra, fattami conoscere dalla solita Perborata Von Biberon senza la quale la mia cultura musicale sarebbe veramente infima e che sono sicuro che con la sua piacevolissima pedanteria avrà svariate note correttive da aggiungere a questo post - percussioni incluse. sì, percussioni incluse, ascoltare per credere e capire come fa). Il canone proporzionale è quello dove la ripetizione della voce viene fatta aumentando (in maniera proporzionale, ovviamente) la durata di tutte le note (o diminuendola, se è per questo).

Poi passa Michael Moore, lo sente e dice: che figata (in inglese, ovviamente)! Con questa atmosfera così lugubre ed eterea, perché non ne costruiamo un raffinato contrasto con la violenza barbarica della caduta delle torri (sempre in inglese)?

E così siamo arrivati a conclusione. Insomma, senza rompimaroni come Bach (che immagino comunque Moore apprezzi) (in inglese, sempre - l'apprezzamento, voglio dire. immagino sia in inglese, almeno), non avremmo avuto un pezzo di Fahrenheit 9/11.

Alla prossima puntata, per altri inutili notizie!

(come se la vostra vita lo fosse. pfui.)
# | sapevatelo | commenti (13) | 08/07/2006
 

SAPEVATELO! Shi e Shichi

Vulvia Lo sapevate? Ve l'avevano detto?! SAPEVATELO!

Ho deciso che oggi inauguro una rubrica periodica a scadenza casuale sulle curiosità che mi capitano per strada. Ecco, tipo che invece di raccontarvi i cazzi miei di cui non vi interessa nulla, vi parlo di stupidate inutili di cui vi interessa ancora meno. Tipo.

Quella di oggi è: vi siete mai chiesti come mai in alcune versioni di Mahjongg le pedine che hanno i numeri 4, 7 e 9 in kanji sono colorate diversamente?

Mahjongg

Ma c'è SAPEVATELO! che vi svela l'arcano.

Cinese e giapponese sono due lingue da sempre molto legate. Non per nulla la quasi totalità dei kanji coincidono. Per la precisione, sono stati i giapponesi a fregarli ai cinesi (una mossa geniale: sono riusciti a prendere un sistema che include migliaia e migliaia di ideogrammi e a complicare anche di più la faccenda aggiungendoci un alfabeto sillabico, poi ripensandoci hanno pure raddoppiato quello sillabico fornendo due versioni diverse per ogni carattere). Ora, ognuno degli ideogrammi aveva già un significato e una pronuncia in cinese: i giapponesi non fecero altro che mantenere il significato e aggiungere una pronuncia nuova a quella cinese già presente (o meglio, all'approssimazione più vicina che erano riusciti a capire dell'intricata fonetica cinese).

Il giapponese aveva già un sistema numerale che arrivava ben a 10, ma pure quello alla fine decidono di copiarlo dal cinese, pronuncia compresa. Sfiga ha voluto che il numero 4 venisse translitterato come 'shi', che però in giapponese significava già 'morte', 7 come 'shichi', ovvero 'luogo di morte', e 9 come 'ku', che è omofono di 'agonia'. Di fronte a tutto ciò una popolazione normale avrebbe pensato bene di ritornare alle versioni originali, ma conosciamo i giapponesi come sono fatti. Hanno quindi deciso di fornire una pronuncia alternativa almeno per 4 e 7, che sono diventati 'yon' e 'nana' (anche se pure le versioni 'shi' e 'shichi' a certe condizioni vengono usate), e bollare 4 e 9 come numeri sfortunati. No, non so perché 9 si è salvato dalla rinomina, e il 7 dall'essere portasfiga, anche se comunque associato all'idea.

Bene, è quindi abbastanza naturale il fatto che 4, 7 e 9 siano di un colore diverso? Ora che questo dilemma esistenziale vi è stato risolto, vi aspetto alla prossima puntata di SAPEVATELO!

# | sapevatelo | commenti (12) | 03/05/2006
 
 
 

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